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Non scherziamo. Qui non si tratta di parteggiare per Lillo. Qui si tratta di avere parteggiato insieme a Lillo per una vita o quasi. Affrontando passaggi che richiedevano la massima riservatezza, perché siamo tutti e due della scuola che i veri antimafiosi sono più muti dei mafiosi. Buttandoci nella meravigliosa avventura di “Società civile”, circolo e mensile che negli anni Ottanta diedero una scossa a Milano, ormai sprofondata nelle dazioni ambientali e convinta che nessun magistrato l’avrebbe costretta al più antipatico dei risvegli. Fondando “Omicron”, l’osservatorio milanese sulla criminalità al Nord, negli anni Novanta, quando di ’ndrangheta non si parlava, troppo bello parlare di clandestini. Inventandoci Melampo negli anni Duemila, la casa editrice che senza un euro di commesse pubbliche ha costruito uno dei filoni più credibili in Italia di libri su mafia, corruzione, questione morale e giustizia. E allevando insieme decine di giovani con la voglia di raccontare la realtà e di non cedere al fascino delle carriere facili.
Abbiamo parteggiato, dunque. Ci hanno fatti incontrare, sia pure con qualche anno in meno a suo favore, la stessa allergia ai furbi e agli opportunisti, la stessa intolleranza radicale verso un nemico che ha sparso sangue e ingiustizia senza sosta, lo stesso amore per la fondazione di cose nuove, per l’intrapresa senza reti di protezione.
Credo che faremo altre cose nuove insieme. Intanto lui si candida ad andare con Umberto Ambrosoli nella Regione degli inquisiti per restituirle l’onore. Non ho bisogno che mi dica che cosa ci andrà a fare. Non voglio sapere il suo programma. Basta che si attenga ai principi che gli ho visto praticare per decenni. La cosa pubblica è la cosa pubblica e non si mette in tasca. La democrazia si difende, le istituzioni pure. I talenti hanno il diritto di esprimersi, nessuno può metter loro la camicia di forza di una burocrazia clientelare. I posti di responsabilità vanno ai più capaci e responsabili. L’ambiente e la bellezza non sono in vendita. E il pensiero pure. A voi ora questo libretto che sa di genio e di amicizia. E forza Lillo.

Dalla prefazione di Nando dalla Chiesa
a Stavoltà si di Lillo Garlisi

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