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Era il giugno del 1995 quando Roberto Formigoni fu eletto per la prima volta alla guida della Regione Lombardia. Internet stava muovendo i primi passi con i floppy disc della Video On Line di Niki Grauso, editore avventuriero che negli anni seguenti avrebbe attraversato tutti i fronti sempre in maniera turbolenta e infine fallimentare. Tanto per restare in tema tecnologico, Microsoft presentava Windows 95, sistema operativo lanciato con una campagna pubblicitaria senza precedenti. Quell’anno, a Palermo si apriva il processo a Giulio Andreotti. La Juventus aveva vinto il titolo e la stagione seguente l’avrebbe ceduto al Milan.
Un’altra era, un altro mondo. Oggi la rete attraversa l’aria con il wireless e possiamo accedere a internet stando seduti su una panchina in un parco. I quotidiani si leggono sui tablet oppure non si leggono più del tutto. I processi ai politici continuano, anche se molti hanno imparato a seguire il modello berlusconiano: non difendersi nei processi, ma dai processi, con buona pace delle istituzioni del diritto. Infine la Juve è tornata a vincere il campionato dopo qualche anno turbolento, ma si sa, il calcio non mostra evoluzioni, piuttosto corsi e ricorsi.
In ogni caso ci si aspettava dopo vent’anni un’Italia diversa, eppure molti dei protagonisti sono ancora lì. Prendete Roberto Maroni. La prima volta che ha fatto il deputato, contro “Roma ladrona” e i politici di carriera, era nel 1992. Da allora, sempre in nome di “Roma ladrona” e contro i politici di carriera, ha fatto continuativamente il parlamentare, il ministro e oggi prova a fare il presidente della Regione. Sta in un partito dove a un certo punto è emerso fortissimo il bisogno di fare pulizia. Lui che era al vertice ci ha messo un po’ a capirlo. Da ministro ha preteso di andare in televisione per dire che la Lega Nord con la ’ndrangheta non c’entrava. Nel frattempo Francesco Belsito era il tesoriere del partito. Artefice di una gestione di cassa che potremmo elegantemente definire quanto meno disinvolta. E peccato che i fondi di un partito siano soldi dei cittadini.
Con Formigoni la Lega ha condiviso la guida della Lombardia partecipando alla realizzazione di un sistema di potere che nulla ha da invidiare ai metodi di “Roma ladrona”. E oggi si presenta per guidare la Regione in nome del cambiamento.
Ma l’alternanza è un valore fondamentale per la democrazia. Cambiare è necessario perché permette di far entrare in circolazione nuove idee e nuovi uomini, perché nel frattempo il mondo è cambiato e all’appartenenza di partito bisogna sostituire il merito e la capacità, e infine perché con Ambrosoli sono tante le facce nuove che hanno deciso di impegnarsi per questa regione.
Abbiamo visto cosa è successo nel corso del tempo a livello nazionale. Il mitico “fattore K”, la paura del comunismo, dei cosacchi in piazza san Pietro, ha bloccato il normale ricambio di potere generando anche corruzione e malaffare.
In Lombardia un sistema di potere si è sclerotizzato. E ora ne stiamo subendo le conseguenze. Abbiamo però la possibilità di dare una svolta, così come è successo alle elezioni amministrative milanesi con la vittoria di Giuliano Pisapia, in una città che sembrava preclusa al centrosinistra. Mai come oggi ci siamo stati vicini. Mai come oggi è necessario cambiare.

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